Io sono nata in Brasile, a San Paolo, e ci ho vissuto poco più di 10 anni. Ho frequentato fin dal nido una scuola italiana e mia madre (italiana) ci ha sempre parlato in italiano: dunque sono bilingue (italiano e portoghese).
Mio marito è nato in Svizzera, a Basilea, e poi è cresciuto a Zurigo, fino a qualche anno fa, quando ha deciso di migrare verso sud per vivere insieme alla sottoscritta. Dunque lui è madrelingua svizzero tedesco.
Come qualcuno già saprà (avendo letto questo post e i due che ne conseguono sulla mia storia d’amore) io e Dani abbiamo parlato per i primi 3 anni in inglese, perché nessuno dei due parlava la lingua dell’altro. Dunque quando rimasi incinta la prima volta dopo un po’ il dubbio è sorto: in che lingua gli parleremo?

Ecco che inizia una lunga ricerca su internet, dove ho faticato a trovare notizie e informazioni sul trilinguismo.

I dati che sono riuscita a raccogliere sono:
– i bambini che imparano più di una lingua da piccoli iniziano a parlare più tardi
– non c’è nessun problema per il bambino nell’imparare due o più lingue fin dalla nascita
– punto fondamentale: dare dei punti di riferimento precisi costanti ad ogni lingua.
Il primo punto è stato nel mio caso confutato due volte su due: Michelle ha iniziato a parlare verso l’anno, andando di pari passo con i suoi coetanei mono o bilingui. Con pari passo intendo il numero di vocaboli di cui era a conoscenza. Anzi, a volte il suo dizionario era più ricco. Thomas ha compiuto 1 anno il 6 ottobre e già dice tante paroline e ripete i versetti degli animali, ma lui come “secondo” penso sia molto avvantaggiato.
Per quanto riguarda invece l’ultimo punto credo che sia davvero da tenere in considerazione: vedo moltissimi genitori fare l’errore di parlare un po’ in una lingua un po’ nell’altra. Il bambino deve poter fare un’associazione di una figura ad una lingua precisa.
Nel nostro caso funziona così: io e i miei parliamo ai bambini esclusivamente in portoghese, mio marito e la sua famiglia in svizzero tedesco, l’italiano in tutti gli altri ambienti (scuola, amici, tv, ecc.). Ci sono casi in cui si può provare un po’ di imbarazzo, per esempio io a volte, soprattutto all’inizio, mi sentivo in difficoltà al parchetto, in situazioni in cui dovevo parlare in portoghese mentre mi rivolgevo a Michelle e poi tradurre per il bimbo che ci stava vicino ad ascoltare. Ma con un po’ di buona volontà l’ostacolo è facilmente ovviabile.
La seconda difficoltà starà nel trovare la pazienza di rispondere in modo educato alle persone che, certamente in buona fede, iniziano a bombardarvi con domande del tipo:
Ma se le parlo in italiano mi capisce?
Poveriiiina, ma l’italiano come lo imparerà?
Ma capisce tutto?
Le verrà un nodo in testa!
ecc ecc ecc.
Vi garantisco che succederà spessissimo. Più di quanto lo possiate immaginare e anche da persone da cui non ve lo sareste aspettato.
Questi soggetti penso non abbiano ben chiaro il potenziale di apprendimento di un bambino.
Comunque, al momento lo stato dell’avanzamento della proprietà di linguaggio di Michelle é messo così: parla prevalentemente italiano, ma quando sta un po’ di tempo con me inizia a tirar fuori il portoghese e con suo padre lo svizzero tedesco. Inoltre, se io le dico: “chiedi a papà per favore di darti i fazzoletti” lei va da suo padre e glielo chiede in tedesco.
Qualche volta giochiamo, magari a tavola, a dire i nomi delle cose nelle 3 lingue, in modo che lei capisca che quella lingua si chiama “italiano”, quella di mamma “portoghese” e quella di papà “svizzero”.
Il trilinguismo è stata una scelta di cui andiamo molto orgogliosi e sappiamo che così stiamo regalando ai nostri figli un bagaglio equivalente ad una ricchezza incommensurabile.
Voi avete esperienza di trilinguismo? Qualcuno vuole portare la sua testimonianza?

 

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