Improvvisamente inizio a sentire degli oggetti non identificati che con poca delicatezza mi spostano la testa, mi sbattono contro le costole e si impigliano tra i miei capelli.
Con grande perseveranza, complice il coma profondo della stanchezza cronica, proseguo il mio sonno che riposante non è, ma posso ancora illudermi.

Fu così che tra una gomitata e un calcio il silenzio rassicurante della notte venne interrotto da una vocina squillante  e implorante:

M.: Laaatteee pe favolee!

D&B:….mmm… sgrunt… umpf… mmmm.

B.: Amore vai tu. Ti prego, ti prego, ti prego!

D.: No no no no, vai tu per favore. Sono stanco, non ce la faccio!

B.: Ti prego, ti scongiuro, vai tu, questa volta sono anch’io stanchissima!

D.: No non ce la faccio. Poi si sveglierà anche quello lì, dai.. per favore!

M.: Laaaatte peee favoleee!

B.: Amore ti supplico se si sveglia Thomas ti giuro che vado io!

D.: Sgrunt. Che biiip. Umpf. Sono stanco, biiip. Non ce la faccio, non lo capisci!

E nel mentre invoca tutti i santi si sta alzando e si sta dirigendo in cucina.

Vittoria!! Ce l’ho fatta!! Aaaah che meraviglia. Adesso le darà il latte e poi la porterà nel suo letto e finalmente potrò dormire in pace e riposarmi e godermi il mio amatissimo e fidatissimo cuscino.

Ecco adesso mi giro a panza in giù. Oh, sì. Piego un pochino la gamba destra. Incastro la guancia in corrispondenza dell’incavo del braccio sinistro, magistralmente adagiato sotto il cuscino. Che goduria.

Sento dei passi. Sta tornando col latte. Pochi minuti e il tempio di Morfeo sarà tutto mio.

D.: Eccomi Michelle. Vieni, il lattino è pronto.

M.: No! Lattino con la mamma!

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