Ho conosciuto Mattia grazie alla coincidenza intercorsa tra me, le mie idee e il Corriere.it.
Mi ha scritto lui, e l’oggetto della sua mail era: non demordere!. Potete immaginare la simpatia che è subito scattata, in momenti di sconforto come quelli che ho vissuto qualche giorno fa trovare sostegno da parte di persone così brillanti come lui è stato fondamentale per me.
Godetevi questa intervista semplicemente strepitosa ed incredibilmente intensa, e in fondo troverete una sorpresina!
Scrivi qualche riga su chi sei, quanti anni hai, cosa fai e dove vivi.
Mi chiamo Mattia e ho appena compiuto 28 anni. Sono originario della Brianza, un fazzoletto di terra fra Milano e Como, anello di congiunzione fra metropoli e campagna. Attualmente sono però di stanza alle porte di Ginevra, in Svizzera, fuggito con un contratto temporaneo dall’aria pesante che lavorativamente si respira in Italia. Dire cosa faccio nella vita non è molto facile: da un lato, forte dei miei studi, sono un esperto linguistico che dopo esperienze da traduttore ed interprete si sta ricavando ora uno spazio più stabile in contesti aziendali per il marketing, la comunicazione e la gestione della clientela; dall’altro lato, ho esordito una manciata di mesi fa col mio primo romanzo, “Brillante laureato offresi”, faccio musica e ho dei trascorsi di un certo rilievo come giornalista musicale e speaker radiofonico. Come spesso mi ritrovo a dire, conduco una vita spaccata a metà.
Quali sono secondo te le principali difficoltà che si riscontrano nel decennio 20-30 anni?

La difficoltà principale è una: inquadrarsi. Io ho vissuto in un totale di 4 differenti nazioni finora e non posso che notare che, a differenza ad esempio di tedeschi ed inglesi, i ventenni italiani faticano a trovare la propria dimensione. Questo pregiudica una fase cruciale del processo evolutivo: in Italia passiamo il decennio dei venti come fossimo bonsai, mentre è proprio in questa fascia d’età che in Germania e UK (solo per citare due casi che ho visto direttamente) i giovani gettano le basi per la propria vita futura. A Berlino i ventenni sono il fulcro  del fermento culturale, nel Regno Unito sono in piena corsa per la carriera e cosi via. In Italia, invece, si ristagna in un limbo in cui, mentre mancano le opportunità ma il tempo scorre comunque, ci troviamo a non essere più bambini ma nemmeno finalmente adulti, in un retrobottega della gioventù che oltre a renderci uccelli in gabbia ci rende in molti casi anche uccelli assuefatti alla gabbia stessa. Io ad un certo punto la gabbia l’ho rotta, e consiglio a tutti di fare altrettanto.
Quali sono invece le peculiarità positive di questo momento della vita?
La cosa buona è che si ha tempo. Però il tempo passa e non bisogna sprecarlo. Bisogna avere idee, farsi dei piani, sperimentare, lanciarsi. Il bello dei vent’anni è questa chance che la vita dà, ma bisogna sfruttarla. Ciò non vuol dire che necessariamente si vinca, ma per lo meno ritengo sia un dovere il provare a mettersi in gioco.
Quali sono le figure che ti influenzano e/o che ti stimolano in quello che fai, nelle decisioni che prendi?
Non ho né miti, né modelli, ma certamente nella vita ci sono figure che mi sono state d’esempio. In primis i miei genitori, infaticabili lavoratori e persone con etica del sacrificio e senso di responsabilità. Seguitamente, cerco sempre di documentarmi per scovare gli “eroi invisibili”, cioè quel tipo di persone che lungi dai principali riflettori riescono a fare qualcosa di significativo. Sono queste le figure che mandano avanti il mondo, e purtroppo non sono granchè sponsorizzate. Parlo di gente come Patarroyo col suo vaccino per la malaria o Greatbatch che ha inventato il pacemaker, passando poi anche per tanti valorosi italiani che purtroppo raramente salgono alla ribalta delle cronache o ne occupano spazi marginali.
Come vedi la tua generazione?
Ampiamente sprecata, vittima dell’incompetenza e delle manovre subdole di larga parte della generazione dei nostri padri e nonni. Quelle generazioni dal secondo dopoguerra hanno fatto chi successo, chi bagordi e basta. Noi oggi paghiamo il prezzo di entrambe le cose. Con “noi” intendo i figli di nessuno, perché invece quelli di papà hanno la strada spianata, come dimostrano casi come quello di Renzo Bossi e Michel Martone, solo per citarne due dei piu’ celebri. E’ proprio questo sistema nepotistico e anti-meritocratico che oggi sta presentando il conto e impiccando tanto la mia generazione quanto l’Italia intera.
Hai un’immagine di te tra dieci anni?
Nelle circostanze attuali, fatico ad avere un’immagine di me fra 10 mesi.
Purtroppo questo è il risultato del “maltrattamento sociale” di cui io e giovani come me siamo vittime in questa epoca. In “Brillante laureato offresi” ne parlo in maniera approfondita.
Se avessi dei figli, cosa e come gli augureresti di vivere in questi anni della vita?

Avessi figli ventenni, li spingerei prima di tutto a macinare esperienze a livello internazionale, come sto facendo io. Credo che questa sia la chiave per comprendere al meglio il mondo odierno, nonché per svezzare al tempo stesso dei giovani che altrimenti davvero rimarrebbero bonsai ad oltranza. Il mondo è tutto da scoprire, ma tramite i propri 5 sensi e non tramite una connessione Internet.

Interessante punto di vista, vero?

Non solo Mattia mi ha contattata, risollevato il morale, concessomi l’intervista e le sue foto, ma ha anche accettato di mettere a disposizione un suo libro (“Brillante laureato offresi“) per un giveaway! Come sempre basterà lasciare un commento firmato qui sotto il post. Il fortunello verrà estratto lunedì 12 marzo insieme al vincitore del giveaway in collaborazione con Contea 1042.

Se invece foste tanto generosi da voler collaborare con il mio blog e questo meritevole Splendido Ventenne allora vi suggerisco come:

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