Ed ecco a voi la seconda parte dell’intervista a Jama, tutta incentrata sugli Splendidi Ventenni.

Quali sono secondo te le principali difficoltà che si riscontrano nel decennio 20-30 anni?  Quali sono invece le peculiarità positive di questo momento della vita?


Questa potrebbe essere una domanda sola, perché credo che la risposta perno sia l’entusiasmo. Essere ricchi di idee, avere dei progetti ma non l’esperienza adatta, fa in modo che, almeno per la prima metà del decennio, un individuo commetta un sacco di errori. Ok, di sbagliare non si finisce mai, così come di imparare! Vero è, però, che a 20 anni è difficile avere già un background imponente. C’è molta più fantasia, più voglia di fare, anche a casaccio. Poi, verso i 30  si incomincia a modellare, a personalizzare, con più lucidità e meno ingenuità. Quando va bene. Del resto, oggi, anche avendo tutte le carte in regola, è molto difficile per un giovane concretizzare qualcosa, in Italia, ma anche nel resto del mondo.
E poi, c’è l’aspetto genitoriale: Spesso preda di un inconscio egoismo, il genitore italiano, soprattutto di provincia, vive come un trauma la realizzazione e il distaccamento dei propri figli (specie se prevede qualche anno di permanenza all’estero) e fa di tutto per tenerselo in casa il più possibile, diventando, a volte, più un ostacolo che un aiuto.Quali sono le figure che ti influenzano e/o che ti stimolano in quello che fai, nelle decisioni che prendi?

Da quattro-cinque anni a questa parte, la figura che più ha influenzato le mie decisioni è stato il filosofo-sociologo Jean Baudrillard. Più di tutti, secondo me, aveva capito dove saremmo andati a finire. Contrappone molto il virtuoso al virtuale, individuando i limiti di entrambi. Ho letto cinque suoi libri e vorrei continuare a scavare nella sua bibliografia. Un genio.
Poi, ti dirò, musicalmente sto consumando i dischi di un poeta della black music anni’70, Gil Scott Heron. A lui, molti riconducono la nascita della musica hip-hop, e i suoi testi, centrati su una difficile quotidianità, accompagnano la mia esistenza dandomi sempre una scossa importante. Anch’egli è molto attuale. Poi, infine, c’è un regista, cartomante, pazzo, che si chiama Alejandro Jodorowsky, dal quale ho tratto alcuni aspetti positivi, data la sua incredibile capacita di vedere. A lui riconosco una creatività senza limiti che il più delle volte si trasforma in forza.

Come vedi la tua generazione?

Mah. Diversi trentenni che conosco sono più o meno riusciti a realizzarsi. Chi professionalmente, chi almeno sentimentalmente, con una famiglia. Altri sono ancora in balia di loro stessi ma non per questo sono persone meno interessanti. Anche perché io sono tra queste, eh eh! Non so, dipende, credo che quelli della mia generazione facciano ancora parte di un taglio di persone con sogni umili nel cassetto, capaci di stare al mondo, nonostante tutto. Per la maggior parte, hanno almeno le idee chiare in testa e lottano per le loro cause. Quelli di una generazione dopo, invece, secondo me, nonostante il talento, distribuiscono un po’ male la giornata, troppo Facebook e overload di informazione inutile. Anche i giornalisti l’hanno capito. E poi, alcuni di loro devono uscire dall’idea dell’ arrivare prima di imparare, vale a dire che non basta una Reflex per fare il fotografo.

Ma la domanda non si soffermava alla mia di generazione? Ecco, allora, aggiungo, che è una generazione di brontoloni.

Come speri che sia la generazione futura?

E’ un sogno epico, il mio: La generazione futura, di un futuro abbastanza prossimo, arriverà dopo un’esplosione. Scompariranno gli improvvisati attuali, tipo i figli buoni a nulla degli imprenditori, gli attuali imprenditori per modo di dire, i fannulloni che sfruttano fino all’ ultimo la fatica degli altri, gli approfittatori, gli arTristi… e anche la politica non avrà più iscritti perché non avrà più alcun senso. Il mondo verrà ricostruito da giovani geek valorosi, autonomi, forti, che avranno superato la smania di andare in televisione  e saranno coscienti di tutti gli sbagli fatti dai cialtroni protagonisti di questi anni. Giovani in grado di dar luce a un nuovo sistema tecno-efficiente, eco-efficiente, più stabile e funzionante. Sarebbe bello, non è vero?

Hai un’immagine di te tra dieci anni?

 
“Ci rimane dunque almeno un decennio per compiere l’opera nostra. Quando avremo quarant’anni, altri uomini più giovani e più validi di noi ci gettino pure nel cestino come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo”. Ok, senza prendere troppo alla lettera il manifesto del Futurismo, diciamo che mi vedo alla finestra a leggere classici (possibilmente non sull’Ipad, che comunque tra dieci anni sarà superatissimo), si spera, con una bella famigliola intorno. Magari avrò gli occhiali. Probabilmente continuerò a fumare il sigaro e, se rimarranno sulla mia testa, tutti i miei capelli saranno bianchi (visto che già ora abbondano). Tante cose mi avranno stancato, altre mi daranno lo slancio per il decennio a venire. Sicuramente sarò più rilassato e soddisfatto di ora, ma solo se continuo a far progressi su me stesso.

Se avessi dei figli, cosa e come gli augureresti di vivere in questi anni della vita?

 
Cosa vivere è una questione loro. Come, invece, cercherei di dar loro un’immagine totale delle cose (e poi bisogna capire di che età stiamo parlando), mettendoli a conoscenza della bellezza di certe mie esperienze e  del dolore di certe mie ferite. Li porterei sulla vetta più alta ma anche nel buio profondo, come fossi uno spirito guida più che una persona in carne ed ossa. Come se fossi un essere mitologico. Forse farei questo.

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