Da un recente fatto accaduto alla mia rubrica degli Splendidi Ventenni,
che inizialmente sembrava del tutto negativo… sono nate delle connessioni, delle conoscenze per cui sono infinitamente grata e di cui sono immensamente orgogliosa. Una di queste è una nuova mascotte degli Splendidi: Francesco Giubilei.
Mi ha contattato lui con una mail che mi ha lasciata letteralmente di stucco, ve ne cito le righe centrali:

Mi chiamo Francesco Giubilei, ho 20 anni […] frequento il secondo anno di Lettere moderne […].
Da quando avevo 16 anni sono direttore editoriale di Historica edizioni, il mestiere di editore, che prima era una passione, ora è per me un lavoro.
Qui trova un articolo pubblicato recentemente sul quotidiano “La Repubblica”: la scommessa dell’editore ragazzino.

Ho letto e riletto la mail almeno tre volte per essere certa che non fosse tutto uno storpiamento della stanchezza. Dopo di ché mi sono messa a fare ricerche su internet per capire se fosse uno scherzo o se davvero avevo a che fare con un giovanissimo ragazzino degno di tutta l’attenzione e della stima degli italiani.  Ed in effetti così è. Francesco è uno dei tanti esempi viventi che l’Italia può risollevarsi, perché gli italiani sono anche come lui. Abbiamo tutti da imparare da Francesco, nessuno escluso. Ma questo lo capirete anche voi leggendo questa stupenda intervista.

E soprattutto, abbiamo il dovere di cercare i ragazzi come lui e parlarne e promuoverne l’esempio e il carisma.

Se siete anche amanti della scrittura e della letteratura vi segnalo il suo sito scrivendoVOLO.

 

Scrivi qualche riga su chi sei, quanti anni hai, cosa fai e dove vivi.
Il paesaggista francese Camille Corot scriveva “l’importante è avere del genio a vent’anni e del talento a ottanta”.
Il sogno di tanti giovani è quello di avere un’idea geniale che cambi la loro vita, i miti che ci trasmette la nostra società vanno in questa direzione, Zuckerberg che poco più che ventenne inventa Facebook, Steve Jobs che fonda Apple…
La mia idea l’ho avuta quando avevo quindici anni, fondando un e-magazine culturale, Historica, diventato dopo varie vicissitudini nel Settembre del 2008 una casa editrice.
Oggi, insieme al mio socio Giorgio Regnani, dirigo Historica edizioni (www.historicaedizioni.com) che conta un catalogo di più di 50 titoli, giudizi lusinghieri su tutti i principali media nazionali e migliaia di libri venduti e distribuiti su tutto il territorio nazionale. Oltre a lavorare come editore frequento il secondo anno di Lettere all’Università di Roma Tre e vivo nella capitale benchè sia originario di Cesena.
Quali sono secondo te le principali difficoltà che si riscontrano nel decennio 20-30 anni?
Quali sono invece le peculiarità positive di questo momento della vita?
 
“I ventenni sono i primi a capire fino in fondo che nessuno ha bisogno di loro”, così asseriva Christa Wolf. Non sono d’accordo su quanto scrive la Wolf ma credo la sua provocazione sia esplicativa del ruolo di molti miei coetanei nella società contemporanea. Ho compiuto da pochi mesi vent’anni quindi non sono in grado di fare una panoramica su un decennio che mi si prospetta davanti, credo sia questo il momento cruciale della vita di ogni persona in cui ognuno di noi decide il suo futuro. Le peculiarità positive sono riassunte dal motto homo faber destini sui ovvero ognuno è artefice del proprio destino che si costruisce a questa età.
Nel decennio venti-trent’anni decidiamo la strada da intraprendere per il resto della nostra vita, l’università, il lavoro ma anche la vita personale. E’ un punto di svolta dell’esistenza di ognuno di noi.
Quali sono le figure che ti influenzano e/o che ti stimolano in quello che fai, nelle decisioni che prendi?

 

Ogni giorno con il mio lavoro sono a contatto con centinaia di persone, telefonicamente, via e-mail, agli appuntamenti, attraverso i social network. In realtà le persone che mi aiutano e influenzano sono molto poche.
I miei genitori e mia sorella Margherita per esempio, la mia ragazza Camilla da cui amo farmi consigliare anche su aspetti legati al lavoro, il mio socio Giorgio, una grande persona, oltre che un brillante imprenditore, e una cerchia ristretta di amici che mi aiutano nel lavoro della casa editrice.

Poi ci sono tutte quelle figure che inconsciamente mi influenzano, letterati, grandi scrittori, filosofi, eruditi, talvolta anche scomparsi, di cui apprendo le vite o il pensiero dai libri che leggo: Leo Longanesi, Marcel Proust, Giulio Einaudi, Pico della Mirandola, solo per citarne alcuni.

Come vedi la tua generazione?
La mia generazione vive un momento cruciale per la storia del nostro paese e della civiltà occidentale, un momento di svolta che dovrà  sapere comprendere e cogliere tutte le opportunità ad esso connesse, altrimenti si troverà a soccombere. Dobbiamo entrare nell’ottica che nulla ci è dovuto, i privilegi vanno conquistati, non possono esserci trasmessi, il posto fisso è diventato una chimera e questo non è per forza di cose un male.
Dobbiamo dimenticarci una società in cui, terminati gli studi e inviato il proprio curriculum si viene automaticamente assunti a tempo indeterminato, questo non è più possibile, occorrono competenze, esperienza, conoscenza del proprio campo lavorativo.
E’ una mentalità sbagliata, tutta italiana, secondo cui con il minimo sforzo si ottiene uno stipendio dignitoso con cui campare il resto della propria vita, nel resto del mondo non è così. La mia generazione deve esserne consapevole e vincere questa sfida, solo così il nostro paese tornerà realmente competitivo.
Ci sono tanti giovani che quotidianamente credono in quello che fanno, che si impegnano per ritagliarsi il giusto spazio nella società.
La nostra è diventata la società delle start-up, oggi bisogna crearsi un lavoro non trovarlo.
Come speri che sia la generazione futura?
Spero sia una generazione moderna, interattiva, cosmopolita ma radicalmente attaccata alle nostre tradizioni culturali, consapevole di discendere da un popolo con una cultura millenaria, una lingua straordinaria come il latino, due civiltà superbe come quelle romana ed etrusca, una letteratura che, come insegna in De Sanctis, nei secoli ha fatto da collante per il nostro popolo e un patrimonio artistico secondo a nessuno al mondo.
Con una perfetta conoscenza di almeno due lingue oltre al proprio idioma, di aperte vedute e lontana dal provincialismo e campanilismo italiano che negli anni ha portato tanti problemi al nostro paese.
 
Hai un’immagine di te tra dieci anni?
Vivo il presente con la consapevolezza che quello che perdo oggi non potrò più riaverlo indietro. Ho tanti sogni e progetti che vorrei realizzare, nulla però avviene se non diamo il massimo quotidianamente per realizzarlo. Preferisco guardarmi oggi per quello che sono più che per quello che sarò.
Se avessi dei figli, cosa e come gli augureresti di vivere in questi anni della vita?
Sono un amante della storia e della tradizione, condivido la teoria storiografica secondo cui stiamo vivendo in un momento di decadenza della nostra civiltà, una sorta di età del ferro o di irresistibile decadenza. Non sono catastrofista bensì realista, l’Europa è al collasso, rimpiango tempi che non ho potuto vivere ma di cui ho letto testimonianze dirette, tempi in cui si viveva in una società dominata da valori ed etica, tempi in cui l’uomo era a diretto contatto con la natura e una società non dominata dalla tecnica. Il mio rapporto con internet è contraddittorio odi et amo scriveva Catullo. Liegel in un libro pubblicato per un piccolo editore di qualità, Piano B, “Homo internaticus” ben evidenzia i rischi del web. Se avessi un figlio che dovesse vivere in questi anni lo educherei facendolo crescere nel culto dei valori, del rispetto della parola data, della propria famiglia, della società in cui vive, così come mi hanno educato i miei genitori. Lo inviterei a cogliere appieno le opportunità degli anni in cui vive pur mantenendo un fermo spirito critico che solo la Letteratura, quella con la L maiuscola potrebbe insegnargli.

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