Era da settimane che leggevo qui e là su facebook del gruppo Runningformommies che riunisce mamme e non che corrono o camminano o trovano altri modi per esercitarsi tra i mille impegni… Non ricordo esattamente cosa mi ha fatto scattare la voglia di curiosarci, fatto sta che mi iscrivo e mi ritrovo dentro a questo turbinio di condivisioni di attività, energia e voglia di stare bene; tutti elementi ad alto rischio di contagio.
E così eccomi il 7 aprile a ripescare le scarpe da ginnastica che giacevano dimenticate in fondo all’armadio.
La prima lezione della corsa è che è la mia mente a pormi dei limiti. Superati con le intenzioni, credendo in me, il corpo è il mio strumento per raggiungere i nuovi obiettivi che mi pongo. E sono io a decidere fino a dove arrivare. E questa cosa è incredibile ed ogni volta che esco a correre e sento che è la mente a dirigere tutta l’orchestra mi vengono i brividi e sento la scarica di endorfine che si impadronisce di me.
Dico questo perché io sono sempre stata di quelle che “no io non riesco a correre… ci provo ma proprio non sono capace, dopo pochi metri schiatto”. E bla bla bla. Tutte balle! Non mi ci ero mai messa davvero a provarci. Era così comodo.
E invece… un passo alla volta… inizialmente solo camminando, poi alternando la camminata a pochi minuti di corsa, monitorando tutti i progressi con Runtastic (app per iphone consigliatissima a chi volesse inziare!), confrontandomi su risultati e allenamenti con le altre grintosissime mamme del gruppo su facebook… raggiungo il punto di non ritorno: il giorno in cui come per magia le mie gambe hanno preso il volo ed hanno corso ininterrottamente per un’ora. Mi veniva da piangere per la gioia. Era una sensazione stupefacente. Ascoltavo il mio corpo ed era chiarissimo che potevo continuare a correre e correre e correre… Stavo controllando la respirazione e le gambe andavano avanti. La corsa è ufficialmente diventata una droga.
Perché non si riesce più a fare a meno delle sensazioni che si provano mentre si corre, quando si superano quei momenti in cui vorresti solo gettare la spugna, quando pompando la musica nelle orecchie (che diventa il tuo stupefacente) senti che puoi dare ancora di più e scopri forze che non immaginavi nemmeno di avere.
… e così dopo quasi due mesi di allenamento sono riuscita a raggiungere uno degli obiettivi che mi ero posta di correre 10 km in un’ora.

Sto infatti cercando di raggiungere un livello discreto per arrivare in forma alla We own the night, corsa serale organizzata da Nike a Milano il 31 maggio, alla quale parteciperò insieme a Claudia.

E ieri nel pieno della faticaccia dei primi km dell’allenamento pensavo a quanto medito mentre corro.
Mi concentro totalmente su quello che sto facendo, sulla respirazione, sul passo da tenere, la strada da prendere, sulle sensazioni che sto provando.

Mi rendo conto che l’ostacolo più grande da superare sono i primi 5 o 6 km. Sono i primi km quelli più faticosi, superare quelli vuol dire aver già vinto. Perché i primi km sono quelli in cui c’è una parte di me che continuamente si chiede se non sia meglio fermarsi, se ce la farà, quanta

fatica sto facendo, non ce la posso fare, senti che dolore agli stinchi, mi bruciano le ginocchia e così via. Mentre ce n’è un’altra che piano piano soffoca la sfaticata che c’è in me e mi obbliga a crederci, a continuare, a non perdere di vista l’obiettivo, a pensare a quello che proverò ad allenamento terminato, o anche solo quando mi starò avvicinando ai 10 km. E credo che questa sia anche una lezione di vita.

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