MISANTROPO. Misantropo! Molière! Marcido!

Al teatro Out Off di Milano dal 08.04.14 al 13.04.14
Al teatro Gobetti di Torino dal 11.03.14 al 23.03.14
Tornano in scena i Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa ed io purtroppo non potrò assistere a questo spettacolo che si preannuncia essere qualcosa di nuovo per questa storica compagnia, una nuova sfida per loro, una nuova esperienza per gli spettatori che avranno la fortuna di goderne. Ne sono certa.
Paolo Oricco, attore da anni con i Marcido ha risposto a qualche mia domanda, con grande gentilezza e disponibilità, e umiltà. 
Palcoscenico ed Inno | photo credits: Trax

Caro Paolo, ormai sono anni che ci sentiamo almeno una volta l’anno al telefono, posso dire di sentire la tua voce come amica! Quindi la prima domanda che mi sorge spontanea è: come mai adottate questo tipo di “marketing” e se negli anni notate che paga (nel mio caso assolutamente sì, ma immagino sia anche dispendiosa in termini di tempo e denaro)?

Il contatto “diretto” con il pubblico paga, eccome!
Hai ragione, prevede un impiego di economie non indifferente, ma ci ha permesso di creare un rapporto con i nostri spettatori unico.
Certo non tutte le persone che contattiamo diventano degli affezionati come te, ogni volta incontriamo e conosciamo gente nuova e ogni volta, però, qualcuno si trasforma da spettatore occasionale a fedelissimo.
E’ una gran bella soddisfazione!

(ndr: se lasciate il vostro numero di cellulare verrete contattati dalla compagnia stessa ogni qualvolta metteranno in scena un nuovo spettacolo, in modo discreto ma sempre cordiale e pieno di vitalità)

Marco Isidori in Edipo Re | photo credits: My word

Sono stata a quattro dei vostri spettacoli, partendo da Happy Days. Quello che ricordo, dal mio punto di vista che premetto essere sconfinatamente ignorante in ambito teatrale, che accomuna ogni spettacolo è quanto questi siano “sconvolgenti”: perché li trovo di impatto molto forte; per la fisicità, per le voci utilizzate come veri e propri strumenti, per la scenografia. E, purtroppo, perché spesso non li comprendo a pieno. Eppure torno ogni volta in platea se posso. E’ qualcosa che vi viene detto spesso oppure dipende dalla cultura dello spettatore. Nel caso di spettatori come me cosa consiglieresti? Di godersi lo spettacolo affidandosi alle sensazioni provate? Di studiare bene prima l’opera originale per riuscire a comprenderlo meglio? O…?

Anche io, giovane spettatore nell’ormai lontano 1999, rimasi “sconvolto” da “Una canzone d’amore” (messa in scena del “Prometeo Incatenato” di Eschilo) e anch’io, confesso, uscii dal Teatro Carignano di Torino consapevole di non aver compreso completamente l’opera.
Eppure… eppure avevo capito tutto! E già il giorno dopo prendevo contatti con la compagnia e… eccomi qua: sono un Marcido da quattordici anni!!!
Gli spettacoli di Isidori sono densissimi, densi di immagini e di suono, si viene travolti dalla forza delle macchine sceniche della Dal Cindalla grande energia attoriale, dalle voci “strumento” degli interpreti Marcido, sono veri momenti dionisiaci.
Per questo anche uno spettatore “sprovveduto” può godere appieno dello spettacolo. Si esce dalla sala devertiti (trasformati), non si può rimanere indifferenti a ciò che avviene sul palcoscenico.
Se chi viene a vederci si “documenta” prima, magari leggendo prima l’opera che portiamo in scena, avrà dei dati in più per seguire lo spettacolo, ma non ritengo sia una condizione necessaria.
Compito del Teatro non è raccontarci una storia, i testi noi li “cantiamo”, è il suono della parola, è la sua musica a cui vogliamo restituire vita. Lì c’è il cuore del linguaggio.

In un’intervista Maria Luisa Abate sostiene che spesso non viene portato in scena il vero Teatro, mentre è esattamente quello che intendete fare voi. Cosa significa questo? Cos’è il vero Teatro?

Maria Luisa Abate | photo credits: Teatro e Critica

Cosa sia il vero Teatro io proprio non lo so.
Credo però che il bisogno che ha l’uomo di etichettare le cose, abbia creato un grosso equivoco: teatro classico, teatro di ricerca, teatro di narrazione, terzo teatro, teatro sociale, …
Quanti teatri! Io penso che il Teatro sia uno solo: un momento di comunione tra uomini (uomini che il teatro lo fanno e uomini che del teatro sono testimoni).
Questo deve essere il Teatro. Poi è chiaro che ogni artista sceglie, per centrare questo bersaglio, la propria via. La Marcido ne ha scelta una personalissima, impervia, estrema, meravigliosa!

In questo blog era nata tempo fa una rubrica, gli Splendidi Ventenni, per portare esempi positivi di giovani intraprendenti e pieni di vita che potessero ispirare i loro coetanei. C’è qualche attore molto giovane nella vostra compagnia? Cosa caratterizza secondo te il decennio che porta dalla maggiore età ai trent’anni? Ricordi qualcosa in particolare della tua personale esperienza?
Proprio nel “Misantropo” ha debuttato uno “Splendido Ventenne”, Giacomo, che vent’anni li ha tondi tondi e porta con sé l‘entusiasmo e l’incoscienza della sua giovane età.
All’incontro coi Marcido io di anni ne avevo 23, ho avuto quindi la fortuna di arrivare ai 30 (ora ne ho 37) percorrendo una strada scelta da me, non ho dovuto chiedermi, come spesso accade a chi oggi ha trent’anni, “Cosa farò da grande?”.
Crescere seguendo la mia via, e soprattutto sotto la guida di un maestro come Isidori, è stato un grande privilegio, mi ha dato una coscienza e una consapevolezza che non avevo; la passione e l’amore per il Teatro sono immutati, ma oggi il mio andare in scena ha un sapore tutto diverso!

Happy Days in Marcido’s field | photo credits: Isoradio

La prima del Misantropo è a giorni. Perché una persona che ancora non conosce i Marcido dovrebbe venire ad assistere? Cosa troverà? Cosa proverà?
Perché venire a vederci? Per tutto quello che ho detto prima e perché se si ama il Teatro i Marcido si DEVONO conoscere e perché se a Teatro non ci si va mai, l’incontro con noi potrebbe far scoccare un amore nuovo, imprevisto!

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